Referendum Giustizia. Domenica e lunedì si vota!

Referendum sulla giustizia: quando si vota e cosa cambia

Gli elettori sono chiamati alle urne per il referendum sulla giustizia domenica 22 marzo, con seggi aperti dalle 7 alle 23, e lunedì 23 marzo dalle 7 alle 15. Per votare è necessario presentarsi con tessera elettorale e documento di identità valido. Lo scrutinio inizierà subito dopo la chiusura dei seggi, alle ore 15 di lunedì, quando inizieranno ad arrivare anche i primi exit poll.

Quali articoli della Costituzione vengono modificati

La riforma sottoposta a referendum interviene su sette articoli della Costituzione: 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110.

Uno dei punti centrali riguarda l’articolo 104, che attualmente stabilisce che la magistratura è un ordine autonomo e indipendente da ogni altro poter
e. La modifica introduce una specificazione: la magistratura sarà composta da due carriere distinte, quella giudicante (i giudici) e quella requirente (i pubblici ministeri).

Separazione delle carriere


Oggi magistrati e pubblici ministeri seguono un percorso comune: stesso concorso e stessa formazione iniziale. Successivamente scelgono la funzione, con la possibilità di cambiarla una sola volta nei primi dieci anni di carriera e trasferendosi in un altro distretto.

Se dovesse vincere il Sì, le carriere diventerebbero definitivamente separate e non sarebbe più possibile passare da giudice a pubblico ministero o viceversa.

Due Consigli Superiori della Magistratura

La separazione delle carriere comporterebbe anche la nascita di due distinti organi di autogoverno: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Attualmente esiste un unico Consiglio Superiore della Magistratura (Csm), competente per nomine, trasferimenti, promozioni e disciplina.

Con la riforma, entrambi i nuovi Csm sarebbero presieduti dal Presidente della Repubblica. Il primo presidente della Corte di cassazione farebbe parte del Csm dei giudici, mentre il procuratore generale della Cassazione siederebbe in quello dei pubblici ministeri.

Il sorteggio per la scelta dei membri

Un’altra novità riguarda il sistema di selezione dei membri del Csm. Oggi i componenti togati sono eletti dai magistrati, mentre quelli laici sono scelti dal Parlamento.

La riforma introduce invece il sorteggio: i membri togati verrebbero estratti tra magistrati con determinati requisiti, mentre i laici sarebbero sorteggiati da un elenco predisposto dal Parlamento.

L’Alta Corte disciplinare


Il nuovo assetto prevede anche la creazione di un’alta corte disciplinare, che toglierebbe al Csm il potere di sanzionare i magistrati. Questo nuovo organo sarebbe composto da 15 membri, in parte nominati e in parte sorteggiati, con una maggioranza di magistrati ma presidenza affidata a un membro laico.

Le ragioni del Sì

Chi sostiene il Sì ritiene che la separazione delle carriere rafforzi l’imparzialità del giudice, rendendolo più indipendente rispetto all’accusa. Inoltre, il sorteggio ridurrebbe il peso delle correnti interne alla magistratura, mentre la nuova corte disciplinare migliorerebbe il sistema delle sanzioni.

Le ragioni del No

I contrari alla riforma sottolineano che la separazione delle funzioni è già limitata nei fatti: solo una piccola percentuale di magistrati cambia ruolo nel corso della carriera. Secondo questa posizione, la riforma rischia invece di indebolire l’autonomia della magistratura, frammentando il Csm e sottraendogli poteri importanti, come quello disciplinare.

Viene inoltre evidenziato il ruolo del pubblico ministero, che nel sistema attuale è tenuto a cercare le prove sia a favore che contro l’imputato, a garanzia dell’equilibrio del processo.

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